Trattamento de "Il Posto Perfetto"
lungometraggio sceneggiato da
Tommaso Lillo e Christian Gropper
su racconto di Johnny Paradiso


Roma 2010; Jo cameraman sta riprendendo la scena di una fiction da girare nella capitale, quando il rumore di un tamponamento interrompe i lavori sul set e tutti corrono oltre le transenne dove lo scooter guidato da un tunisino ha urtato un'utilitaria con a bordo una coppia di cinquantenni romani. Tra invettive e generalità dichiarate emerge la provvisorietà di domicilio dell'extracomunitario, e Jo ne rimane colpito fino al pomeriggio quando finisce di lavorare e, mentre consuma un panino in un bar, riceve la telefonata della sua ex convivente che gli  rammenta l'imminente matrimonio a Darmstadt del loro primogenito. La voce fuori campo spiega la profonda riflessione di Jo la cui esistenza è piena di abitazioni precarie, una vita in affitto si direbbe, così come aveva cominciato il padre Leonardo quando fu costretto a lasciare la amata e disperata Gioia del Colle di fine anni '50. Le immagini raccontano del lavoro contadino prima allegro poi bestemmiato cui conseguirono sommovimenti e rivendicazioni sindacali con inevitabile emigrazione nel più ricco settentrione d'Italia; qui nasceranno altri tre figli tra cui l'ultimo, Jo (1965). Roma 2010. Jo sale sulla FrecciaRossa per cambiare a Milano e proseguire per Darmstadt; sul treno incontra Helene, una pensionata professoressa tedesca di storia dell'arte di ritorno da una visita in Roma e, dopo un esordio scontroso, comincia a raccontare alla donna la storia delle continue peripezie della sua famiglia.. Alcuni paesaggi e passeggeri che si alternano nello scompartimento evocano situazioni vissute dal padre Leonardo durante la patria residenza in Gioia del Colle; arrivati a Milano i due scendono dal treno ed è occasione per rappresentare in flashback l'arrivo di Leonardo alla stazione di Pinerolo con la moglie, cinque figli e le valige di cartone (1963). La ripresa del viaggio gioca tra le immagini contemporanee del racconto di Jo, alcuni commenti di Helene e l'infanzia violata dalla prematura scomparsa della madre Maria (1973); Vengono espresse diverse situazioni di disagio dovute al duro ambientarsi nella nuova realtà piemontese e nel racconto si alternano momenti drammatici con altri di imbarazzo e comici. Il paesaggio visto dal finestrino del treno che attraversa la Svizzera tedesca prelude alla narrazione della seconda emigrazione della famiglia Paradiso ad Aalsbach (1980) e poi a Darmastadt (1987) dove Johnny cresce in fretta e manifesta la sua brama di indipendenza già a quattordici anni ; la preadolescenza passata in collegio a Pinerolo e la difficile convivenza con i fratelli e sorelle maggiori e le cattive compagnie come Valani (Til Schweiger), provocano la formazione di una personalità esuberante ma anche fragile negli affetti e comunque disorientata alle prime responsabilità. Dopo Zurigo il film si snoda lungo la vita di Johnny adulto, operaio, imprenditore, padre, amante, nonchè perseguito dalla giustizia tedesca per via di alcune evasioni d'imposte che determinano il suo tracollo finanziario con conseguente breve carcerazione. La lezione basta a Jo per riappacificarsi con la famiglia d'origine ormai stabilitasi tra Pinerolo, Aalsbach dove vive il padre sessantenne (Giancarlo Giannini), e Darmstadt, città natale anche della sua ex compagna madre dei loro due figli Giuliano, che sta per sposarsi, e Veronica. Dopo un difficoltoso tentativo di stabilirsi in Italia, Jo confessa ad Helene di sentirsi alla continua ed ardua ricerca di quel che può essere il suo Posto Perfetto, e la donna, prima di scendere dal treno e salutarlo definitivamente, gli fa capire con un'ultima frase che il posto migliore dove vivere non è da cercarsi all'esterno, ma nel cuore di ogni essere umano. La scena finale nella piazza antistante la stazione ferroviaria di Darmstadt è composta da personaggi di diverse nazionalità che richiamano la storia descritta (fruttivendolo pugliese, nobildonna piemontese, contrabbandiere slavo), talvolta pur interscambiati (motociclista tedesco che ha appena tamponato due ricchi cinquantenni turchi, tifoso romano che acquista un biglietto da bagarino olandese...) ecc. Il tropo finale poggia sulla teoria che se è noto che l'ambiente modifica l'uomo di diversa provenienza, è pur vero che è l'uomo stesso che contribuisce a determinare l'ambiente in cui vive; ciò sottende una forma di migliore integrazione e tolleranza razziale, un tema di grande attualità e interesse in Germania come anche in Italia.